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diceva: "faccio mai bene l'orazione come la faccio quando sono per strada"
La sua fede, forte come una roccia e limpida come una sorgente, le rivelava Gesù Cristo in ogni circostanza: sperimentava nel quotidiano questa convinzione di S. Vincenzo: «Dieci volte al giorno, andrete a visitare il povero, dieci volte vi troverete Dio... andrete in povere case, ma vi troverete Dio». La sua vita di preghiera era intensa; come ha affermato una sorella, «viveva continuamente nella presenza di Dio: quando aveva una missione difficile da compiere, eravamo sicure di vederla andare in cappella o di trovarla in ginocchio nel suo ufficio».
“Se l’amore è un fuoco…”
Responsabile della sua comunità Suor Rosalia aveva ricevuto la missione di accompagnare le sue Suore, di sostenerle, di formare le più giovani, di animare la vita fraterna. Cercava di adempiere questa missione con grande cura, comunicando loro il suo ardore e la sua gioia di servire. Per convincersene è sufficiente leggere qualche testimonianza:
Aveva l’arte del discernimento ed era una trascinatrice. Suor Angelica racconta: «Siccome ero la più giovane e la più robusta, Suor Rosalia mi diede il quartiere più lontano e più popoloso: - ti ho dato il lotto migliore, mi disse, nella Città Dorata, dove si rifugia tutto ciò che c’è di peggiore in Parigi. Potrai incontrare molti ubriaconi, camminerai con contegno, ma senza affrettarti, domanda a tutti i bambini, che incontrerai, se stanno andando a scuola, c’è molto bene da fare! E’ il posto giusto per una Figlia della Carità».
«Umile nella sua autorità, Suor Rosalia ci riprendeva con grande delicatezza; la sua solita formula era la seguente “Il Signore vi aveva chiesto di fare… forse non avevate capito bene».
«Era severa quando non si ricevevano bene i poveri “ Sono i nostri Signori e padroni, ci avete pensato sorella quando avete allontanato quel povero così bruscamente?” “ Se dopo aver inoltrato una pratica, avevamo una risposta positiva, ci mandava a comunicarlo alle famiglie interessate, per darci la soddisfazione di vedere la loro gioia e ci incoraggiava a darci da fare per il bene dei poveri. Diceva : “Non faremo mai abbastanza sorelle!
“Vedeva nelle sue compagne Dio, che le aveva scelte come spose, Suor Rosalia le amava teneramente come fosse la loro madre” “Quando c’era brutto tempo o capitava un temporale improvviso, mentre eravamo fuori, trovava sempre modo di farci asciugare le scarpe vicino al fuoco del caminetto e si assicurava che non avessimo i piedi bagnati e che i vestiti fossero caldi”.
“Se l’amore è un fuoco lo zelo ne è la fiamma” diceva S. Vincenzo. La piccola comunità della rue de l’Epée de Bois, sostenuta dalla preghiera e dall’amore fraterno, era pronta ad affrontare la grande miseria di questo secolo tormentato.
“Per restituire all’uomo la sua dignità"
“Il povero popolo muore di fame e si danna” diceva S. Vincenzo. Questa era la situazione delle Campagne nel XVII secolo in Francia.
Una situazione simile, forse peggiore era quella osservata dalla giovane Suor Rosalia, arrivando al quartiere S. Médard a Parigi. Abitazioni insalubri, mancanza di cibo, sfruttamento, i poveri erano abbandonati al degrado e alla rivolta.
“Il più povero quartiere di Parigi, quello nel quale i 2/3 della popolazione mancano di legna d’inverno, che ha il numero più alto di bambini agli “Enfants Trouves”, di malati all’ Hotel Dieu, di mendicanti nelle strade , di operai senza lavoro nelle piazze, di pregiudicati presso la polizia giudiziaria” Honoré de Balzac.“Distruggere la miseria per rendere all’uomo la sua dignità”, questo sarà l’obiettivo di Suor Rosalia per 54 anni!
Con la sua comunità curava, nutriva, visitava, consolava, rappacificava instancabilmente. Dotata di una viva sensibilità, aveva compassione di ogni sofferenza “ C’è qualcosa che mi soffoca diceva e che mi toglie l’appetito è il pensiero che tante famiglie sono senza pane” il suo intuito femminile le suggeriva il gesto da fare, la soluzione da trovare. Per il servizio dei poveri, chiunque fossero, osava tutto intraprendere, con intelligenza e audacia : niente la fermava, quando si trattava di mettere o di rimettere in piedi l’uomo.
Suor Rosalia ha vissuto alla lettera le raccomandazioni dei Fondatori:
“Non si devono considerare i poveri dal loro aspetto esteriore né da ciò che appare del loro spirito, ma bisogna girare la medaglia, così si vedrà, alla luce della fede, che il Figlio di Dio è presente in questi poveri... Egli che durante la sua passione non aveva quasi più figura d’uomo... ” S. Vincenzo.
“Bisogna amarli teneramente e rispettarli fortemente” S. Luisa de Marillac
Suor Rosalia non contestava l’ordine stabilito, non appoggiava la rivoluzione, non era il suo metodo. Per lottare contro l’ingiustizia e la miseria cercava di svegliare la coscienza di coloro che detenevano il potere o il denaro. Rosalia si impegnava nell’istruzione dei bambini e dei giovani delle famiglie bisognose e, per rispondere all’urgenza, spingeva alla condivisione: e organizzava la carità.
Ci sono tanti modi di fare la carità, diceva: i piccoli aiuti in denaro o in generi di prima necessità che diamo ai poveri non durano a lungo, occorre individuare un intervento più completo, più duraturo: studiare le loro attitudini, il loro grado d’ istruzione, e assumersi il compito di procurar loro un lavoro che li aiuti a risollevarsi. Suor Rosalia dimostrò una grande lucidità, con gioia sosteneva e consigliava i suoi amici impegnati nelle riforme sociali, ma considerandosi la serva dei poveri, i suoi padroni per predilezione, preferiva raggiungerli nel luogo dove vivevano in miseria.
“Quando il fuoco si propaga…”
La corrispondenza e la testimonianza delle suore rivelano la preoccupazione di Suor Rosalia nei confronti della gioventù e il suo talento di educatrice. Non c’è molta strada tra il quartiere Mouffetard e il quartiere latino, talvolta si vedevano nel suo ufficio studenti di parecchie scuole, giovani che aspiravano ad ogni tipo di carriera: studenti di medicina, di diritto, futuri professori e studenti del Politecnico, ognuno veniva dalla suora a cercare un’opera buona da compiere o a relazionare il proprio operato nel servizio ai poveri.
Con tenerezza e rispetto Suor Rosalia li accompagnava personalmente, si preoccupava di come vivevano, li sosteneva, assicurava il collegamento con le loro famiglie, Suor Rosalia, da buona educatrice, chiedeva a ciascuno ciò che poteva dare, per il servizio dei poveri: a qualcuno la capacità di scrivere, ad un altro l’ attività pratica, ad un altro ancora la parola suadente, a tutti un po’ del loro tempo, per aiutare. Raccomandava loro la pazienza, l’indulgenza, la cortesia: “i poveri, non accusateli troppo...ricordatevi che il povero è molto più sensibile a come si dà che a quello che si dà.”
Le relazioni con i giovani continuavano, anche quando, terminati gli studi, partivano per il loro luogo d’origine: Suor Rosalia continuava a incoraggiare le vocazioni che aveva suscitato.
“Per ampliare la rete della carità…”
Dopo i moti rivoluzionari del 1830 serpeggiava un diffuso malessere, inquietudine, sete di giustizia, desiderio di cambiamenti sociali, ma c’era anche un nuovo impegno tra i cattolici. In quel periodo frequentavano la Sorbona, giovani studiosi desiderosi di infondere una vita nuova in quella società malata.
Un piccolo gruppo si riuniva in una specie di circolo chiamato “ Conferenze di storia”, le riunioni si tenevano presso il professore di filosofia e direttore de “La Tribune catholique”Emmanuel Bailly. Tra gli affezionati di quel circolo c’erano Ozanam, Lamache , Lettaillandier, Léon Le Prévost, Lallier e altri. Un loro compagno un giorno li sfidò dicendo “ voi che vi vantate di essere cattolici, che cosa fate di concreto?”
Gli interpellati iniziarono a riflettere ed uno di essi propose, “fondiamo la conferenza della carità”. Questa idea piacque a tutti, ma riconobbero di aver bisogno di una guida. I signori Bailly, che conoscevano bene Suor Rosalia, li mandarono alla rue del’Epée de Bois e Suor Rosalia insegnò loro a visitare gli indigenti a domicilio; così quegli studenti impararono da lei a vedere Nostro Signore nei Poveri. E mentre indicava loro le famiglie da visitare, li istruiva sul modo cristiano di accostarli, rispettandoli e considerandoli fratelli ricchi di umanità.
Fondata il 23 Aprile 1833 a St. Etienne du Mont, la Conferenza della Carità divenne nel febbraio 1834 la Conferenza di S. Vincenzo de Paoli, che fu scelto come patrono e modello. Il numero dei membri della Conferenza aumentò rapidamente. Nel 1835 Le Prevost propose di sdoppiarla, per fondarne una a St. Sulpice ed altre l’avrebbero seguita. Vi fu una discussione, i pareri erano discordi. Si raggiunse l’ unanimità, quando colui che aveva proposto l’iniziativa disse che l’idea proveniva da Suor Rosalia . Le Conferenze si moltiplicarono in fretta a Parigi e in provincia. Federico Ozanam sognava di “avvolgere il mondo in una rete di carità”.
“Un cammino di riconciliazione…”
Il piccolo parlatorio della rue de l’Epée de Bois era sempre pieno, la piccola comunità era al centro di una vasta rete di relazioni, dove ciascuno poteva chiedere aiuto od offrirne. Ricchi o poveri, deboli o potenti, Suor Rosalia conosceva tutti. Come responsabile della Comunità era chiamata “Madre” e lo era veramente, in ogni istante pronta ad accorrere in aiuto di coloro che soffrono.
Alcuni fatti riferiti dai biografi permettono di apprezzare la rettitudine, il coraggio e la straordinaria libertà di questa donna eccezionale.
27-28-29 Luglio “Le tre gloriose”: Il popolo è adirato, Parigi è piena di barricate e, mentre alla rue de l’Epée de Bois ci si occupa di feriti – soldati o rivoltosi – Suor Rosalia partì alla ricerca del generale de Montmahaut, benefattore dei poveri, dato per disperso. Rischiando la vita, attraversò le barricate e lo scoprì gravemente ferito sulla piazza del municipio, lo rianimò e lo trasse in salvo.
La giustizia, i giorni successivi, divenne spietata, alcune persone, che si erano compromesse durante la sommossa, andarono a cercar rifugio da Suor Rosalia, che le protesse, facilitando la loro fuga, pertanto il Prefetto di Polizia Gicquel inviò un sottoposto ad arrestare la suora. E’ impossibile gli rispose il poliziotto incaricato di eseguire l’ordine, la gente si rivolterebbe di nuovo. Allora il Prefetto vi andò di persona e, passando in mezzo alla folla assiepata davanti alla casa delle suore, chiese di parlare con Suor Rosalia. Amabilmente gli fu risposto di attendere il suo turno. In seguito si ebbe il seguente dialogo:
- Cosa posso fare per aiutarla ? -Gli chiese
- Signora non sono venuto per chiederle aiuto, ma per renderle un servizio. Sono il Prefetto di Polizia e vorrei sapere, perché ha osato ribellarsi alla legge.?
- “Signor Prefetto, sono una Figlia della Carità e aiuto gli sventurati, ovunque si trovino, se lei fosse un ricercato l’aiuterei – è una promessa che le faccio!
- Non ricominci – rispose il Prefetto sorpreso.
- Quanto a questo, non glielo posso promettere, una Figlia della Carità non può venir meno al dovere di fare la carità” .Rispose Rosalia.
Nel Febbraio 1831 Suor Rosalia consegnando un buono per l’acquisto del pane ad un vecchietto, se lo vide rifiutare con questa motivazione “ Grazie sorella, ma non ne ho bisogno, perché domani andremo a saccheggiare l’Arcivescovado”. L’indomani il palazzo arcivescovile era in fiamme, ma Monsignor de Quelen ed un gruppo di Sacerdoti avevano trovato rifugio alla rue de l’Epée de Bois.
A più riprese l’epidemia di colera funestò la città, ovunque regnava la paura, fonte di sospetti; la gente iniziò ad accusare i medici e i farmacisti, che per odio nei confronti del popolo, avevano diffuso il contagio e volevano massacrarli. Il Dottor Royer – Collard stava trasportando un malato in ospedale, quando fu fermato, il medico protestò, ma la collera è cieca; allora disperato gridò alla gente del quartiere Mouffetard di essere un amico di Suor Rosalia; come per incanto la collera disparve e fu lasciato passare.
A scuola una bambina piangeva perché il babbo era stato messo in prigione. Suor Rosalia conosceva la famiglia, l’uomo era un onesto operaio, che si era lasciato trascinare da alcune teste calde. Il generale Cavaignac, che stimava Suor Rosalia e veniva talvolta alla rue de l’Epée de Bois, proprio quel giorno vi capitò e la suora gli fece visitare la scuola e mentre i bambini guardavano con ammirazione la bella uniforme ornata di galloni d’oro del visitatore Suor Rosalia si rivolse alla bambina dicendo: “Piccola ecco un signore che può, se vuole, liberare tuo padre”. Allora la bambina piangendo disse “ Signore restituiscimi il mio papà , ne abbiamo tanto bisogno a casa!” E il Generale “ Ma deve pur aver fatto qualcosa di male?” “ Oh no- rispose la bambina-la mamma ha detto di no e se anche avesse fatto qualcosa, non lo farà più,” te lo prometto. Restituiscimelo e ti vorrò tanto bene.”
Chi tra i presenti fu più commosso? Qualche giorno più tardi- senza dubbio grazie all’intervento di Suor Rosalia- l’uomo ritornò a casa.
1848. Nuovamente l’orizzonte fu carico di nubi! La borghesia voleva il potere, ma il popolo non voleva rimanere in uno stato miserabile. Gli avvenimenti si svolsero esattamente come nel 1830: battaglie per le strade, in tutta Parigi. Una barricata robusta e ben difesa era stata elevata all’angolo tra rue Mouffetard e rue de l’Epée de Bois. Un ufficiale della squadra mobile era salito sulla barricata con la sua truppa, ma i suoi soldati erano caduti sotto la raffica dei manifestanti, l’ufficiale rimaneva solo in mezzo ai rivoltosi: allora cercò di salvarsi saltando nel cortiletto della casa delle suore, con i fucili dei manifestanti che lo prendevano di mira, ma Suor Rosalia si interpose gridando: “non si uccide qui” “allora portiamolo fuori” risposero gli esaltati. La Suora si oppose con tutte le sue forze, mentre gli uomini, ebbri di sangue, stavano per far fuoco, mirando sopra le spalle delle suore, che circondavano il disgraziato. Fu allora che Rosalia si getto in ginocchio davanti a quei carnefici implorando “ Per tutto quello che ho fatto per voi, per le vostre mogli e per i vostri bambini, vi chiedo la grazia per quest’ uomo”. Allora i rivoltosi abbassarono i fucili, qualcuno si asciugava le lacrime, l’ufficiale era salvo. Chi siete sorella?-le chiese l’uomo
Solo una Figlia della Carità, ma un’autentica Figlia della Carità
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