Figlie della Carità all’ONU

Le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli lavorano alle Nazioni Unite per influenzare le politiche che riguardano le persone che vivono la povertà, l’ingiustizia, la sofferenza o l’esclusione. Il loro servizio le chiama ad essere coinvolte in questioni come la mancanza di una casa, il traffico di esseri umani, lo sradicamento della povertà, i diritti delle popolazioni indigene, il cambiamento climatico, le migrazioni e altro ancora. Come la Compagnia, anche le Nazioni Unite sono impegnate a «non lasciare indietro nessuno». Attraverso questa serie di documenti mensili, intendiamo mostrare i collegamenti tra le prospettive delle Nazioni Unite, della Compagnia e della Chiesa.
Ultimo articolo

Non possiamo tacere! Unità (1ª parte)

Come famiglia umana, vediamo sempre più diversità e multiculturalismo ovunque. Come impariamo a dialogare e a rispettare la dignità delle differenze?

La Visitazione di Maria a Elisabetta ci invita a incentivare l'apertura a modi diversi di pensare, parlare e agire. Nell'incontro della Visitazione non ci sono estranei. Le donne, in un dialogo rispettoso, sperimentano la vita divina, non in modo isolato, ma come una scoperta condivisa.

La visita, iniziata dalla donna più giovane, permette loro di dirsi la verità nella fiducia e nell'amore. C'è un senso di unità nella conversazione, nell'interazione e nell'ascolto. Una lettura patriarcale di questo incontro potrebbe suggerire che una donna è più importante dell'altra, e che è l'atto di dare alla luce i loro rispettivi figli che dà alle donne il loro status. Si potrebbe anche suggerire che esse sarebbero irrilevanti per il piano divino - persino dimenticate - una volta che i loro figli inizieranno il vero lavoro!

Interpretare l'incontro delle due donne in questo modo è non cogliere ciò che sta accadendo tra di loro e non cogliere l'essenza del loro dialogo. Il futuro è sconosciuto, si dipana nella nebbia. Ma in qualche modo sanno che la paura può tenerci legati, mentre la fiducia e la speranza possono illuminare il cammino.

Osservate quello che fanno le donne.

Parlano a turno, si affidano alla rivelazione, alla percezione e all'interpretazione. Cercano insieme il significato di ciò che è successo ed entrano in dialogo.

In questo luogo di fiducia, dove è sicuro parlare della propria verità parziale e delle proprie percezioni, il significato si costruisce reciprocamente. Il Magnificat di Maria è particolarmente toccante per le persone emarginate e oppresse quando proclama un'inversione delle relazioni di potere così come loro le conoscono.

Come Elisabetta ha bisogno di Maria, così Maria ha bisogno di Elisabetta. Ciò che Dio sta facendo in ciascuna di loro può essere compreso solo man mano che il mistero si svela. Il testo ci dice che: "Maria rimase con Elisabetta per tre mesi e poi tornò a casa. Questo è tutto quello che sappiamo dell'incontro. Il resto è lasciato alla nostra immaginazione.

Che cos'altro hanno condiviso?

Elisabetta ha confessato i suoi anni di ansia come donna sterile?

Maria ha confidato la vergogna di essere una donna sola?

Ha espresso la sua paura del viaggio verso casa e si è chiesta come Giuseppe l'avrebbe accolta?

Figlie della Carità all’ONU archivi